“L'altra” Delo
Antistante a Delo, Rinia (Renea) sembra quasi ferma nel tempo. Un'isola silenziosa, punteggiata da tombe antiche, fattorie in rovina e tracce di persone che vissero, lavorarono o morirono a Delo. È il luogo dove nel 426 a.C. gli abitanti di Delo trasportarono i resti dei loro morti e le donne partorienti, quando gli Ateniesi ordinarono la “purificazione” dell'isola. Da allora, Rinia è diventata la necropoli di Delo.
Già prima dello sbarco, si stagliano le dolci colline ondulate dell’isola. L'antica necropoli sulla costa occidentale, spazia da Glaropounta fino alla baia di Kato Generali. Tra i bassi muretti a secco si distinguano sarcofagi, recinti funerari, cisterne e piedistalli. Qui si trova anche la famosa “Fossa della Purificazione”, dove gli Ateniesi seppellirono in una fossa commune le ossa degli abitanti di Delo, nonché il sotterraneo colombario con loculi, un monumento funereo a forma di labirinto.
Poco più a sud, il recinto funerario con il sarcofago della romana Tertia Auraria Trifera e la vasca rituale narrano di un'altra epoca: la Rinia romana, più mondana ma altrettanto sacra. Accanto a essa, tra le rovine, si erge il Leone di Rinia, custode del luogo.
Sulla cima del colle di Chomasovouni, con vista sul Delo, si ergeva il santuario di Artemide, che secondo l'inno omerico ad Apollo nacque a Rinia e proteggeva l'isola. Intorno ad esso si distinguono fondamenta, elementi marmorei, frammenti di sculture di uccelli, testimonianze di un culto che collega Rinia a Delo attraverso la luce e il silenzio.
Più tardi, in epoca bizantina e moderna, l'isola conobbe altre sorti, come testimonia il castello dei Cavalieri di San Giovanni del XIV secolo e le rovine del lazzaretto in località Karantina, dove, come tradisce il nome, nel XIX secolo erano tenute in quarantena le navi provenienti da luoghi del Mediteranneo infetti da malatie contaggiose.
Si consiglia di visitare l'isola accompagnati da un archeologo o da un ricercatore. Tornando in caicco verso Mykonos, vi si immerge in un silenzio che sembra guardare negli occhi, sennò nell'anima.
Già prima dello sbarco, si stagliano le dolci colline ondulate dell’isola. L'antica necropoli sulla costa occidentale, spazia da Glaropounta fino alla baia di Kato Generali. Tra i bassi muretti a secco si distinguano sarcofagi, recinti funerari, cisterne e piedistalli. Qui si trova anche la famosa “Fossa della Purificazione”, dove gli Ateniesi seppellirono in una fossa commune le ossa degli abitanti di Delo, nonché il sotterraneo colombario con loculi, un monumento funereo a forma di labirinto.
Poco più a sud, il recinto funerario con il sarcofago della romana Tertia Auraria Trifera e la vasca rituale narrano di un'altra epoca: la Rinia romana, più mondana ma altrettanto sacra. Accanto a essa, tra le rovine, si erge il Leone di Rinia, custode del luogo.
Sulla cima del colle di Chomasovouni, con vista sul Delo, si ergeva il santuario di Artemide, che secondo l'inno omerico ad Apollo nacque a Rinia e proteggeva l'isola. Intorno ad esso si distinguono fondamenta, elementi marmorei, frammenti di sculture di uccelli, testimonianze di un culto che collega Rinia a Delo attraverso la luce e il silenzio.
Più tardi, in epoca bizantina e moderna, l'isola conobbe altre sorti, come testimonia il castello dei Cavalieri di San Giovanni del XIV secolo e le rovine del lazzaretto in località Karantina, dove, come tradisce il nome, nel XIX secolo erano tenute in quarantena le navi provenienti da luoghi del Mediteranneo infetti da malatie contaggiose.
Si consiglia di visitare l'isola accompagnati da un archeologo o da un ricercatore. Tornando in caicco verso Mykonos, vi si immerge in un silenzio che sembra guardare negli occhi, sennò nell'anima.

